Rassegna stampa

Piccard e Diego de Henriquez, a 110 anni dalla nascita rivelazioni sul batiscafo “Trieste”
https://www.triesteallnews.it/2019/02/17/piccard-e-diego-de-henriquez-a-110-anni-dalla-nascita-rivelazioni-sul-batiscafo-trieste/?fbclid=IwAR1p7RvZQNGh1x34iUhewAzgpMnscCQF629RfAlc4POXVKHOxnnY8h_aPu8


C’era Diego de Henriquez dietro l’impresa del batiscafo Trieste sul fondo del pianeta
https://ilpiccolo.gelocal.it/tempo-libero/2019/02/19/news/c-era-diego-de-henriquez-dietro-l-impresa-del-batiscafo-trieste-sul-fondo-del-pianeta-1.17771041?fbclid=IwAR1TDCWh46eJbehqnPaGJaH97sCunEIY_-udndhQR8Qn0DawRxJhyOKPW0Y&refresh_ce


Intervista all’autore del libro “Il Trieste” andata in onda su “Trieste in diretta”


La storia del batiscafo Trieste rivive nel libro di Enrico Halupca


“Con Trieste sulla prora”: un libro apre il centenario della Samer Shipping


Intervista ad Enrico Halupca, autore del libro “Il Trieste”, che parla della sua ricerca inedita sulla spedizione italo-svizzera del BATISCAFO TRIESTE in studio con Luigi Zannini dal podcast di Radio Rai Fvg trasmesso il 9 marzo.
(Nella seconda parte della trasmissione, a partire dal minuto 16:20)

http://www.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-5cb94043-9125-4029-88d7-105340f0c3a3.html

La lettera del signor Cosimo Cosenza pubblicata nella rubrica “Segnalazioni” de Il Piccolo del 15 marzo 2019


Dalla rubrica “La lettera del giorno” in evidenza su Segnalazioni del quotidiano “Il Piccolo” di Trieste del 19 marzo 2019


“L’abisso più abisso passa da Trieste” di Nicola Saldutti. Pubblicato in “La lettura” del Corriere della Sera del 24 marzo 2019


L’articolo di Romano Barluzzi che recensisce il libro “IL TRIESTE” di Enrico Halupca.
https://www.serialdiver.com/blog/il-trieste/


L’articolo “La storia del batiscafo Trieste in un libro di Enrico Halupca – Un’impresa che ha portato l’alabarda di Trieste nei mari più profondi del pianeta” di Tommaso Bianchi pubblicato su “Vita Nuova” del 10 maggio 2019″

«Per quanto si riferisce alla proprietà debbo dire ancora che è per me di capitale importanza che essa abbia a diventare pubblica all’atto della mia morte (desideratissima, considerata da me quale il più fortunato evento della mia vita perché esso costituisce per me quel momento nel quale potrò unirmi definitivamente al Signore che amo più di ogni altra cosa». Queste parole, riportate nel libro “Il Trieste” dì Enrico Halupca, sono di Diego de Henriquez (Trieste, 1909-1974).
Diego de Henriquez ha legato il suo nome al “Museo della Guerra per la Pace” di cui ha raccolto la maggior parte dei pezzi in esposizione per poi lasciarlo alla città, severo monito su quanto l’uomo, se bellicoso, può piegare il proprio ingegno nel realizzare strumenti di morte. Il libro di Halupca (Trieste, Accademia degli Incolti – Italo Svevo, collana I Germogli, pp. 153) però non parla di questo. O meglio lascia sullo sfondo, quale fertile humus, la visione utopistico-pacifista di de Henriquez che lo ha portato a realizzare il “suo” museo; il libro di Halupca racconta di un’altra impresa, puramente scientifica e pertanto anch’essa “di pace”, cui de Henriquez ha dato un fondamentale contributo: la realizzazione del batiscafo Trieste ad opera degli scienziati/esploratori svizzeri Auguste e Jacques Piccard. Halupca -saggista di lungo corso per dirla in termini marinari (ha pubblicato per Electa, Il Mulino, Einaudi, Utet, National Gallery of London Publications, Lint, Luglio, Italo Svevo) compie un lavoro di disamina non certo facile dei diari lasciati dallo stesso de Henriquez, alla ricerca di qualunque riferimento ai due esploratori svizzeri ed al loro batiscafo che, negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, ha fatto sognare non solo i ragazzini. Versione realista e concreta del Nemo di Verne, Auguste ed il figlio Jacques sono stati ispirati proprio da de Henriquez che ha dato il la alla realizzazione del progetto. Halupca passa in rassegna in particolare gli anni dal 1948 al 1955, raccontando come l’illustre triestino ha lanciato l’idea ed offerto il supporto proprio e della sua città alla realizzazione dello strumento di pace, che avrebbe portato l’uomo oltre i confini del mondo conosciuto. Dapprima negli abissi del Mar Tirreno (prima a -1080 metri, poi a -3.100) e poi, acquistato dagli Americani, nel punto più profondo del mare nella Fossa delle Marianne a -10.920 metri. Dell’impresa “americana” dei Piccard però il libro di Halupca non parla. È già il 1960 e ormai il Trieste è diventato adulto e si è sganciato dalla sfera di influenza del suo ideatore triestino. La città ha il suo premio di consolazione: privata della proprietà del batiscafo, ha dovuto rinunciare ad averlo all’interno del Museo di de Henriquez come previsto nei piani iniziali; c’è però la soddisfazione di aver portato l’alabarda e il nome di Trieste nei mari più profondi del pianeta. Riccardo Scarpa, Principe dell’Accademia degli Incolti, che firma la postfazione del libro così descrive il lavoro di Halupca: «Halupca è un antropologo culturale, fotografo professionista, paleografo ed archivista, membro della sezione di speleologia urbana della Società Adriatica di Speleologia, giunto a conoscenza con un’opera d’una sorta di speleologia archivistica che ha saputo unire microstoria a macrostoria… [portando] alla scoperta dei legami tra Jacques ed Auguste Piccard e Diego de Henriquez, che portarono Trieste ad essere al centro del progetto». Ma non solo: Halupca da un lato ricostruisce il milieu che ha reso possibile la realizzazione del Trieste, quella Trieste di Bartoli e Santin allora facente parte a sé nel Territorio Libero e desiderosa, come tutta l’Italia, di un riscatto non soltanto economico dopo le tragedie della guerra; dall’altro offre agli estimatori tutte le caratteristiche tecniche e le modalità di costruzione d’una eccellenza scientifica che è ancora oggi tra i destini della città. Dalle “vecchie carte” riemergono poi i ritratti umani di personalità di così grande eccezione. Uomini che, come Auguste, possono vantare il primato di essere stati nel punto più alto – nel 1932 era salito a 16.200 metri con un pallone aerostatico – ed in quello più basso del pianeta.
E non sono imprese fini a se stesse, prive di una ricaduta. L’abitacolo sferico in alluminio pressurizzato al suo interno del pallone di Piccard è servito da modello per tutti i successivi aerei. Ora il batiscafo Trieste “riposa” al Museo Navale di Washington. Anche Auguste e Jacques Piccard riposano, dal 1962 e dal 2008 rispettivamente, nel sonno eterno. Così come riposa Diego de Henriquez, cui auguriamo di aver trovato finalmente quel Signore che amava più di ogni altra cosa.

L’articolo di Tommaso Bianchi