{"id":816,"date":"2020-01-23T08:00:50","date_gmt":"2020-01-23T07:00:50","guid":{"rendered":"http:\/\/batiscafotrieste.com\/?p=816"},"modified":"2020-04-02T18:54:18","modified_gmt":"2020-04-02T16:54:18","slug":"23-gennaio-2020-sessantesimo-anniversario-della-storica-immersione-del-batiscafo-trieste-nella-challenger-deep","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/batiscafotrieste.com\/index.php\/2020\/01\/23\/23-gennaio-2020-sessantesimo-anniversario-della-storica-immersione-del-batiscafo-trieste-nella-challenger-deep\/","title":{"rendered":"23 gennaio 2020: Sessantesimo anniversario della storica immersione del Batiscafo Trieste"},"content":{"rendered":"\n<p>\nIl 23 gennaio di sessant\u2019anni fa esattamente alle ore 13.06 il\n<em>Batiscafo Trieste<\/em> ideato da Auguste Piccard e pilotato da suo\nfiglio Jacques Piccard, con a bordo il luogotenente della Marina\nstatunitense Don Walsh, raggiungeva il punto pi\u00f9 profondo del\npianeta terra &#8211; (11\u00b0-18.5N 142\u00b0-15.5E) &#8211; situato nell\u2019Oceano\nPacifico. Quel giorno si concretizzava con un successo senza\nprecedenti \u201c<em>the Deepest Man\u2019s Dive<\/em>\u201d, l\u2019\u2019immersione\npi\u00f9 profonda mai raggiunta da un equipaggio umano. La distanza\nstellare che separava i due coraggiosi uomini del Trieste dalla\nsuperficie era di 10.916 metri. Quel buio profondo che da millenni,\nfin dai racconti biblici, aveva catalizzato la paura dell\u2019ignoto e\nattratto generazioni di esploratori pot\u00e8 finalmente esser toccato\ncon mano e per la prima volta un uomo \u2013 una mente pensante e non un\nrobot \u2013 aveva potuto vedere quell\u2019habitat estremo direttamente\nattraverso un obl\u00f2 senza che un\u2019interfaccia tecnica, un monitor o\nuna asettica sequenza di dati, ne limitasse l\u2019emozione diretta. Nel\n1960 il mondo infatti era ancora in un\u2019epoca pre-digitale e\npre-satellitare. Oggi la moderna tecnologia ha permesso di mappare il\nfondale oceanico quasi nella sua totale vastit\u00e0 con una\napprossimazione di qualche decina di metri, ma allora non esisteva\nalcuna cartografia sicura per affrontare quel viaggio in termini meno\nindeterminati. Per localizzare il crepaccio della <em>Challenger Deep\n<\/em>fu neccessario far precedere l\u2019immersione record del Trieste da\nuna mappatura del fondale oceanico con l\u2019impiego di cariche di\nesplosivo in modo che l\u2019eco delle conflagrazioni rimbalzando sul\nplateau abissale ne rivelasse la distanza. Appena nell\u2019agosto 1959,\nsolo 5 mesi prima della grande immersione del Trieste, attraverso le\nmisurazioni della nave oceanica <em>Stranger<\/em>, la comunit\u00e0\nscientifica internazionale aveva individuato con certezza il punto\npi\u00f9 profondo del pianeta comparando\ndue siti vicini: la Fossa delle Filippine e la Fossa delle Marianne,\nentrambe dislocate sulla dorsale oceanica. Il crepaccio della\nChallenger Deep risultava pi\u00f9 profondo della Fossa delle Filippine\ncon un margine di un\u2019ottantina di metri, e il risultato era stato\nimmediatamente comunicato alla Marina Statunitense proprio in vista\ndell\u2019immersione del Trieste. I sonar della nave oceanica,\ncome in un portolano cinquecentesco che non dava alcuna informazione\ndi cosa stesse al di l\u00e0 della linea di costa, ne avevano tracciato\nuna sbiadita immagine leggermente curvata a semicerchio di poche\nmigliaia di metri nell\u2019immensit\u00e0 sconosciuta circostante, ben poca\ncosa se volessimo fare un paragone con le accurate mappe fotografiche\ncon cui si affront\u00f2 pochi anni dopo il primo viaggio sulla luna. Mai\nnessuno prima di allora aveva varcato la soglia di quell\u2019universo\nsconosciuto e il rischio di insuccesso era ovviamente altissimo. Se i\ncalcoli di Auguste Piccard non fossero stati assolutamente precisi e\nla costruzione della cabina e del galleggiante del batiscafo non\nfossero state tecnicamente impeccabili, e non da ultimo se le manovre\nneccessarie per pilotare quel gioiello tecnologico a quelle\nprofondit\u00e0 non fossero state calibrate a millimetro con una\ndeterminazione e precisione tipicamente svizzere, la pressione\naltissima della massa d\u2019acqua marina che gravava sulla navicella\nsferica avrebbe potuto schiacciarla con estrema violenza come un uovo\nstretto nel pugno di una mano. Ma anche se tecnicamente tutto fosse\nfilato per il verso giusto, rimaneva pur sempre l\u2019incognita di\nmadre natura di cosa si sarebbe potuto trovare l\u00ec sotto. Come i\nventi che nell\u2019atmosfera terrestre modificano l\u2019ascesa di una\nmongolfiera o di un pallone aerostatico senza alcuna possibilit\u00e0 di\nmanovra da parte dell\u2019equipaggio, anche le forti correnti oceaniche\ne gli imprevedibili sbalzi di temperatura negli strati di acqua\nmarina potevano costringere a riemergere il batiscafo senza poter\nraggiungere il fondo. Fu dunque un\u2019impresa eccezionale quella di\nJacques Piccard al comando del Trieste, che giustamente \u00e8 entrata\nnella storia delle grandi esplorazioni del nostro pianeta, oggi\nuniversalmente riconosciuta come una pietra miliare nel campo\ndell\u2019oceanografia e della biologia marina. S\u00ec, perch\u00e9 da quel\npiccolo obl\u00f2 di plexiglass i due uomini d\u2019equipaggio poterono\nscorgere per un attimo il guizzo di un pesce abissale, una forma di\nvita superiore che fino a quel 23 gennaio 1960 la maggioranza della\ncomunit\u00e0 scientifica pensava fosse teoricamente impossibile\nincontrare in quell\u2019ambiente estremo.<\/p>\n\n\n\n<p>\nCome titolarono allora molti\ngiornali internazionali si concludeva cos\u00ec nel migliore dei modi la\ncorsa al record assoluto di immersione. Con il Batiscafo Trieste La\nUS Navy per prima aveva conquistato l\u2019\u201cinner space\u201d &#8211; lo spazio\n\u201cinterno\u201d &#8211; della Terra, per distinguerlo da quello esterno al\npianeta. Idealmente l\u2019Uomo nell\u2019arco di 150 anni, dopo essersi\nspinto nei luoghi pi\u00f9 estremi della terra e del mare &#8211; Polo Nord,\nPolo Sud, Stratosfera, Monte Everest, Fossa delle Marianne &#8211; era\nriuscito a varcare l\u2019ultimo orizzonte fino allora rimasto\ninviolato, e la sfida tra grandi potenze si spostava ora al di fuori\ndel pianeta, ingranando la marcia accelerata per la conquista dello\nspazio che solo pochi anni dopo anni avrebbe portato un Uomo sulla\nLuna.<\/p>\n\n\n\n<p>\nL\u2019avventura del Batiscafo\nTrieste era iniziata ufficialmente invece 8 anni prima, proprio a\nTrieste, il 2 giugno del 1952, quando dalla piccola citt\u00e0 appena\nuscita dagli orrori della seconda guerra mondiale, in una conferenza\nstampa indetta nella Sala di Rappresentanza del Comune di Trieste,\nl\u2019allora sindaco Gianni Bartoli diede il \u201cla\u201d all\u2019intera\noperazione annunciando ufficialmente il progetto di far costruire a\nTrieste dai Cantieri Riuniti dell\u2019Adriatico il batiscafo di Piccard\ncon l\u2019appoggio economico e logistico della citt\u00e0 tutta. La\nmotivazione ufficiale era quella che la citt\u00e0 si sentiva\nnaturalmente volta ad aiutare le missioni scientifiche di ampio\nrespiro per testimoniare la sua vocazione internazionale. L\u2019idea\novviamente non era nata dall\u2019oggi al domani, ma il frutto di una\nsingolare unione di circostanze favorevoli solo recentemente venute\nalla luce dalla lettura di alcuni documenti di Diego de Henriquez,\nrimasti celati per quasi sessant\u2019anni negli scaffali dell\u2019archivio\ndel Museo di Guerra per la Pace di Trieste. Qualche tempo prima, nei\nprimi mesi del 1948, vi fu un incontro \u2013 probabilmente non del\ntutto casuale \u2013 dei due protagonisti d\u2019eccezione di questa\nstoria, il giovane Jacques Piccard che a Trieste avrebbe fatto una\nricerca economica sul TLT per il suo dottorato di ricerca in economia\ne Diego de Henriquez, fondatore del Museo di guerra per la pace che\nfacilit\u00f2 il giovane studioso svizzero negli ambienti\npolitico-economici della citt\u00e0, proponendosi anche come consulente\nstorico delle vicende antiche e recenti della citt\u00e0. Il territorio\ntriestino in quegli anni difficili era posto sul filo del rasoio\ndella cosiddetta \u201ccortina di ferro\u201d, proprio sul confine di due\nterritori abitati da ideologie ed economie opposte, in stato di\n\u201cguerra fredda\u201d, che avrebbero potuto facilmente smembrare la\ncitt\u00e0 contesa tra i due blocchi con un micidiale muro divisorio come\nera successo a Berlino. La diplomazia internazionale aveva voluto\ncreare uno stato cuscinetto, il TLT un <em>Free\nTerritory of Trieste<\/em>,\nevitando soluzioni drastiche e senza ritorno, come il ricorso alle\narmi e la riapertura di uno stato endemico di crisi in piena Europa.\nQuell\u2019esperimento virtuoso della diplomazia internazionale aveva\nattratto non pochi osservatori politico economici da molti Paesi,\nsuscitando l\u2019interesse anche del giovane Jacques Piccard, figlio\ndell\u2019allora pi\u00f9 celebre padre Auguste, lo scienziato che per\nstudiare i raggi cosmici per primo s\u2019era spinto nella stratosfera\nsu un pallone aerostatico di sua invenzione. \n<\/p>\n\n\n\n<p>\nIn una lettera del giugno 1948\nindirizzata al prof. Diego de Henriquez, Jacques Piccard confid\u00f2 al\nsuo mentore che gli aveva \u201cspesso parlato dei suoi progetti per\ncreare un mondo migliore e pi\u00f9 pacifico, per utilizzare al meglio le\nbuone volont\u00e0 cos\u00ec numerose sulla terra\u201d e che Trieste in quel\ncontesto particolare in cui si trovava \u201cposta sui confini di due\nmondi cos\u00ec differenti\u201d avrebbe potuto rivestire un ruolo positivo\ndi primo piano. Diego de Henriquez infatti da molti anni stava\npensando che solo con esempi positivi di tecnologia applicata alla\nscoperta scientifica si sarebbe potuto uscire dal nichilismo\ndistruttivo dell\u2019essere umano, da quella creativit\u00e0 diabolicamente\nnegativa che le sue collezioni \u2013 con esempi tratti da ogni epoca\npassata \u2013 testimoniavano con assoluta evidenza. La sua spinta\nideale, incontrando nei Piccard dei partner d\u2019eccezione che nel suo\nvisionario amore per la citt\u00e0 lo spinse a profetizzare con decenni\ndi anticipo un futuro internazionale scientifico di riferimento\neuropeo, funse da catalizzatore per quel progetto esplorativo senza\nprecedenti: costruire a sue spese il batiscafo dei Piccard, per dar\nvita al sogno che fin da giovane, Auguste aveva nutrito di esplorare\nil pianeta Blu e scoprire il mistero della meravigliose espressioni\ndi vita abissale. Offrendo liberamente tutto il suo appoggio, anche\neconomico \u2013 per quanto le finanze di Diego de Henriquez fossero\ntutt\u2019altro che enormi, fu dunque possibile iniziare quel progetto e\nportarlo a termine in tempi brevissimi con l\u2019aiuto di altri\noperatori economici italiani e svizzeri. Fin dall\u2019inizio\nl\u2019ambizioso progetto decoll\u00f2 in un clima di assoluta libert\u00e0,\nsvincolandolo da imposizioni militari. In cambio il batiscafo, finite\nle esplorazioni della Fossa Tirrenica avrebbe potuto far parte del\nsuo Museo.<\/p>\n\n\n\n<p>\nLe cose poi, come sappiamo,\nseguirono un corso diverso e, dopo la campagna di esplorazioni del\nTirreno, che portarono il Batiscafo Trieste a raggiungere il suo\nprimo record di profondit\u00e0 a 3050 metri al largo dell\u2019isola di La\nPonza, con l\u2019appoggio della Marina Italiana, fu successivamente\nacquistato dalla Marina Statunitense per tentare di stabilire il\nrecord assoluto nelle profondit\u00e0 abissali del Pacifico.<\/p>\n\n\n\n<p>\nIl Batiscafo dei Piccard\narriv\u00f2 nella base militare di Guam nel 1958 e nei due anni seguenti\nfu inserito in un progetto denominato NEKTON, che alla prevalente\nricerca scientifica, vedeva in quel mezzo straordinario, la\npossibilit\u00e0 di dotare la marina statunitense di utilizzarlo anche\nper obiettivi militari. L\u2019osservazione diretta del mare profondo se\nda un lato dava la possibilit\u00e0 di aprire una nuova era negli studi\ndi oceanografia, dall\u2019altro poteva anche essere indirizzata al\nrecupero di satelliti militari caduti in mare o, come successe nel\n1962 per la localizzazione di sommergibili in avaria che erano\nsprofondati accidentalmente a profondit\u00e0 irragiungibili da un\nnormale mezzo subacqueo.<\/p>\n\n\n\n<p>\nPer la citt\u00e0 di Trieste\nquella piccola alabarda bianca su scudo rosso che Auguste Piccard e\nJacques Piccard vollero mantenere sulla loro creazione, anche quando\nle condizioni internazionali erano cambiate, ebbe un valore simbolico\neccezionale e duraturo. In riconoscenza del grande apporto dato\nall\u2019immagine della citt\u00e0, a pochi mesi di distanza da\nquell\u2019impresa i due Piccard vennero iscritti all\u2019<em>Albo\ndei cittadini onorari <\/em>di\nTrieste con\nla seguente motivazione:<\/p>\n\n\n\n<p>\n\u201cScienziati\ndi chiara fama <br>\nper\nle loro scoperte nel campo della stratosfera e delle profondit\u00e0<br>\ne\naver legato il nome di Trieste al glorioso batiscafo.\u201d \n<\/p>\n\n\n\n<p>\n(20\ngiugno 1960)<\/p>\n\n\n\n<p>Anche\noggi la citt\u00e0, in linea con le nuove direttive del ministro\nFranceschini su cultura e turismo da integrare sempre di pi\u00f9 nei\nprossimi anni in un circolo virtuoso, dovrebbe rendere omaggio al\nBatiscafo Trieste e alla sua eccezionale storia scientifica,\nproponendo un allestimento fisso in un <em>Museo del Mare<\/em> di\nrespiro europeo, da sfoggiare come un fiore all\u2019occhiello da\ntramandare con orgoglio alle nuove generazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Come\nsessant\u2019anni fa, il <em>Batiscafo Trieste<\/em> \u2013 ovvero la sua\npotente storia senza eguali che lo rende sicuramente un <em>unicum<\/em>\nsenza rivali \u2013 riuscir\u00e0 sicuramente ancora una volta a far\ncatalizzare le idee positive di chi si batte per l\u2019eccellenza e\ncontinuare come un simbolo a portare alto il nome di Trieste,\nattirando grandi cifre di turisti nella piccola citt\u00e0 dalla\nvocazione internazionale che gli diede i natali sperando, nonostante\nle difficolt\u00e0 di quegli anni di guerra fredda in un futuro di pace.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 23 gennaio di sessant\u2019anni fa esattamente alle ore 13.06 il Batiscafo Trieste ideato da Auguste Piccard e pilotato da suo figlio Jacques Piccard, con a bordo il luogotenente della Marina statunitense Don Walsh, raggiungeva il punto pi\u00f9 profondo del pianeta terra &#8211; (11\u00b0-18.5N 142\u00b0-15.5E) &#8211; situato nell\u2019Oceano Pacifico. 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